La cogenitorialità: il legame tra i genitori e il benessere dei figli
Che cos’è la cogenitorialità?
Diventare genitori non significa soltanto costruire una relazione con i propri figli. Significa anche sviluppare una modalità di relazione tra adulti che condividono la responsabilità della loro crescita. È in questo spazio relazionale che si colloca la cogenitorialità, un concetto importante per comprendere il funzionamento della famiglia e le dinamiche che influenzano il benessere dei bambini e degli adolescenti.
La cogenitorialità riguarda il modo in cui le figure genitoriali si sostengono, si coordinano e affrontano insieme le decisioni educative. Non coincide necessariamente con l’essere una coppia affiatata: due persone possono incontrare difficoltà nella relazione di coppia e riuscire, tuttavia, a mantenere un rapporto sufficientemente collaborativo nel loro ruolo di genitori.
La famiglia come sistema di relazioni
Nella prospettiva sistemico-relazionale, la famiglia non viene considerata semplicemente come la somma delle persone che la compongono. È un sistema nel quale ogni relazione influenza, direttamente o indirettamente, le altre.
La relazione tra genitori e figli, quindi, non può essere compresa pienamente senza considerare anche il legame che esiste tra le figure genitoriali.
Possiamo distinguere tre dimensioni strettamente connesse:
- La relazione di coppia, con le sue aspettative, i conflitti, le alleanze e le difficoltà.
- La relazione genitore-figlio, attraverso cui si costruiscono attaccamento, fiducia, regole e autonomia.
- La relazione cogenitoriale, che riguarda il modo in cui gli adulti condividono e organizzano le responsabilità educative.
Questi tre livelli si influenzano reciprocamente. Le tensioni nella coppia possono ripercuotersi sul modo di esercitare la genitorialità; allo stesso tempo.
Il benessere familiare dipende anche dalla possibilità di riconoscere queste connessioni, evitando di attribuire ogni difficoltà esclusivamente al comportamento di un singolo componente.
La cogenitorialità e il benessere dei figli
Per crescere, i bambini hanno bisogno di adulti capaci di offrire cura, protezione, continuità e riferimenti comprensibili. Non è necessario che i genitori siano sempre d’accordo, né che adottino modalità educative identiche. È importante, però, che riescano a confrontarsi senza trasformare ogni divergenza in una contrapposizione personale.
Quando un genitore svaluta sistematicamente l’altro, mette in discussione la sua autorevolezza davanti ai figli o li coinvolge nei conflitti della coppia, i bambini possono trovarsi in una posizione difficile.
Possono sentirsi costretti a scegliere da che parte stare, temere di ferire uno dei genitori oppure assumersi responsabilità emotive che non appartengono loro.
Al contrario, una cogenitorialità sufficientemente solida permette ai figli di mantenere una relazione significativa con entrambi i genitori.
La ricerca psicologica ha individuato nella qualità della relazione cogenitoriale un elemento rilevante per comprendere l’adattamento dei genitori e lo sviluppo dei figli (Feinberg, 2003).
Questo non significa che ogni conflitto genitoriale produca necessariamente conseguenze negative. Conta anche il modo in cui il conflitto viene gestito.
relazionali.
Essere d’accordo non significa essere uguali
Un equivoco frequente consiste nel pensare che una buona cogenitorialità richieda un accordo completo su ogni aspetto dell’educazione.
In realtà, i genitori possono avere storie personali, valori e modelli educativi differenti. Uno può essere più orientato alla protezione, l’altro all’autonomia; uno può privilegiare il dialogo, l’altro il rispetto delle regole.
Queste differenze non sono necessariamente un problema. Possono diventare una risorsa quando vengono riconosciute e negoziate cioè “governate”.
La difficoltà emerge quando il disaccordo si trasforma in una lotta per stabilire chi abbia ragione, oppure quando il figlio diventa il terreno sul quale si esprimono risentimenti e contrasti irrisolti.
Costruire una buona alleanza cogenitoriale significa imparare a distinguere le divergenze educative dai conflitti personali, riconoscendo la funzione dell’altro genitore senza rinunciare alle proprie idee.
Non si tratta di eliminare le differenze, ma di trovare modalità condivise per affrontarle.
Quando la coppia si separa: continuare a essere genitori
La separazione modifica profondamente l’organizzazione familiare, ma non cancella la responsabilità genitoriale e resta la necessità di prendere decisioni riguardanti la crescita, la scuola, la salute, le regole e le esigenze emotive dei figli.
In queste situazioni, la cogenitorialità può diventare particolarmente complessa. Le ferite della separazione, la rabbia e la delusione possono interferire con la capacità di riconoscere il ruolo dell’altro.
È importante, tuttavia, distinguere la fine della coppia dalla continuità della funzione genitoriale.
Non è necessario continuare a essere una coppia per continuare a essere genitori.
Il contributo della psicoterapia familiare
La psicoterapia a orientamento sistemico-relazionale può offrire uno spazio per affrontare e gestire le dinamiche che rendono difficile l’esercizio condiviso della genitorialità.
L’obiettivo è favorire relazioni nelle quali le difficoltà possano essere affrontate senza compromettere il ruolo dei genitori e il benessere dei figli.
Conclusioni
La cogenitorialità ci invita a guardare oltre la relazione individuale tra genitore e figlio, riconoscendo l’importanza del legame tra gli adulti che si prendono cura della crescita dei bambini.
In una prospettiva sistemico-relazionale, sostenere la cogenitorialità significa aiutare i genitori distinguere il conflitto di coppia dalle esigenze educative e a costruire modalità relazionali che offrano ai figli riferimenti più stabili e sicuri.
Quando i genitori riescono a proteggere il loro ruolo condiviso, anche in presenza di difficoltà nella relazione personale, creano condizioni più favorevoli per la crescita dei figli.
⸻
Dott. Pietro Borraccino – Psicologo Psicoterapeuta
Pulsano (TA), vicino a Taranto
Riferimenti bibliografici
- Feinberg, M. E. (2002). Coparenting and the transition to parenthood: A framework for prevention. Clinical Child and Family Psychology Review, 5(3), 173–195. https://doi.org/10.1023/A:1019695015110
- Feinberg, M. E. (2003). The internal structure and ecological context of coparenting: A framework for research and intervention. Parenting: Science and Practice, 3(2), 95–131. https://doi.org/10.1207/S15327922PAR0302_01
- McHale, J. P. (1995). Coparenting and triadic interactions during infancy: The roles of marital distress and child gender. Developmental Psychology, 31(6), 985–996.
- McHale, J. P. (1997). Overt and covert coparenting processes in the family. Family Process, 36(2), 183–201. https://doi.org/10.1111/j.1545-5300.1997.00183.x
- McHale, J. P., Kuersten-Hogan, R., & Rao, N. (2004). Growing points for coparenting theory and research. Journal of Adult Development, 11, 221–234.
Commenti
Posta un commento